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Notti selvagge Inutili Remare nell’Eden |
Wild Nights Futile Rowing in Eden |
Questo bel mazzo di fiori me l'ha regalato il mio signor marito. Sono i colori che io preferisco: arancio, giallo, verde. Un bel colpo d'occhio, un piacere per la vista. Intanto ascolto i Simply Red. E attendo domenica quando ci ritroveremo in tanti al battesimo del nipotino nuovo, Riccardo, che ha poco più di tre mesi. Ho tanta voglia di vederli, i piccoli, sia Riccardo che Matteo che ha iniziato la prima elementare. Voglio farmi raccontare le sue prime impressioni di quest'esperienza così importante che tanto lo preoccupava. E voglio abbracciarli e baciarli
Oggi non sono molto in vena
... vabbè ... avrei voluto scrivere delle brevi recensioni ad alcuni libri che ho letto quest'estate e che mi sono piaciuti particolarmente, ma rimando, c'è sempre tempo.
Ieri poi ho finalmente aperto un account su Flickr ed ho cominciato a caricare le foto scattate dal mio signor marito in Val d'Aosta. Però Flickr è assai complesso, ho girato e letto parecchio per cercare di capirne il funzionamento ed anche per vedere le possibilità che mi da, persino troppe! Adesso dovrei creare il link a questo blog, ma non ho ancora capito come si fa. Impara, tarta, impara! 
Adesso ho voglia di leggere poesia, anche perché è parecchio che non lo faccio. Visiterò i blog di poesia collettivi che conosco e magari qualche blog personale per svagarmi un po'. Ciao ciao.
Ciao, infine riesco a scriverti. Mi sono allontanata dalla rete per diversi mesi perché mi sentivo solo una guardona. Poiché non mi è dato di vivere la mia vita, dato tutti i limiti che ho, mi sembrava di vivere ormai solo attraverso le vite altrui narrate nei blog o nei forum, nei siti di letteratura, ecc. Del resto anche leggendo tanto e guardando film su film cosa faccio se non vivere storie altrui, reali o immaginarie? Ma si può vivere sempre e solo di riflesso? E' altamente frustrante. Ma scendendo con i piedi per terra cosa ritrovo? Una donna la cui vita è stata ormai spezzata e non può più essere aggiustata. Anzi l'angoscia per il futuro è quotidiana perché nessuno, nessuno sa quanto e quando le incrinature prodotte correranno e mi renderanno sempre più disabile fino a giungere ad un un punto di stasi. Credo che chiunque in una tale situazione sarebbe angosciato e cercherebbe di evadere con la mente.
Quest'estate ho avuto dei bei momenti che cerco di tesaurizzare: la nascita del mio secondo nipotino che ha quasi tre mesi ed è una gioia, delle belle vacanze con il mio signor marito in montagna, in luoghi che amo tanto e dalla cui bellezza sono incantata. Siamo stati proprio bene insieme, tranquilli, un po' isolati, godendoci sole e natura. Ma la casetta presa in affitto non c'è più e fino al prossimo anno di vacanze non se ne parla anche perché le nostre finanze non ce lo permettono. Invece bisognerebbe poter staccare più spesso, fare qualche fine settimana fuori o affittare casa in montagna tutto l'anno, dato che amiamo la montagna in tutte le stagioni, ma non è possibile.
Per chi lavora o studia il rientro è duro, lo so, mi ricordo bene di quando ancora lavoravo. Ma dopo il primo shock ci si riappropria dei ritmi usuali. E' diverso per chi, come me, resta a casa, ma non in salute con la possibilità di fare tutto quel che vuole, no, vivendo la mia solita vita limitata da invalida.
Interessi io ne ho tanti, lo sai, mi rifugio di nuovo tra libri, musica, film, computer, ricamo. Qualche volta, se riuscirò frequenterò il Centro Diurno, anche se mi costa sempre più fatica percorrere quei 7 chilometri in auto, ma non solo, anche prendere in mano un pennello, ritagliare, incollare, cucire, ricamare, richiede una concentrazione, un dispendio di energie che, dopo pochi minuti, sono spossata, e devo fermarmi. Infatti procedo a rilento, proprio come una tartaruga. Ma non è questo il punto. Sono passatempi, non devo certo sostenere dei ritmi prescritti, ma è che io, dopo, sono stanca, troppo stanca in proporzione a ciò che ho fatto, e devo sdraiarmi, restare con gli occhi chiusi. E così rinuncio anche a questo svago perché per trascorrere un paio d'ore con altre persone ed attutire la mia solitudine casalinga pago troppo. Le stesse cose le faccio a casa, per conto mio, anche se non è certo la stessa cosa.
La stessa fatica improba la devo mettere per andare a fare una gita o trovarci con amici, spesso sono già stanca prima di partire e devo rinunciare. E' fatta di troppe rinunce la mia vita. Non parliamo dei viaggi che avrei voluto compiere, io che non sono quasi mai stata fuori dall'Italia, ma un'ora di macchina mi stanca, anche se non sono io a guidare eh!, figuriamoci viaggiare in lungo e in largo. Infatti ormai da parecchi anni le vacanze sono in Val d'Aosta proprio perché siamo vicinissimi.
Per fortuna da parecchi mesi la depressione è un ricordo, l'umore è abbastanza buono, a periodi purtroppo elucubro, basta una “pulce” nell'orecchio e comincio a crearmi paranoie ed angosce. Un giorno è mia figlia e la sua famiglia, i problemi che ha con il suo ex marito e con il loro bambino, il mio nipotino di 6 anni. Un altro giorno è mio marito, la sua stanchezza, la sua salute, problemi con i soci e colleghi di lavoro, l'incertezza del quando andrà in pensione. E un'altra volta è mia madre, tanto anziana, anche se in salute per la sua età, il rapporto difficile mai risanato tra noi. E poi le mie sorelle, i loro problemi, così simili ai miei, purtroppo, e il futuro, il futuro, l'incertezza. E il mondo dove succedono anche cose terribili, anche quello a volte mi fa paura e mi preoccupa, mi sembra di avere le spine nel cuore. Sono esagerata, lo so, drammatizzo troppo, solo la psicoterapia riesce a darmi un minimo di tranquillità ogni tanto. (Questa prima parte del messaggio l'ho scritta il 31 agosto).
Oggi sono abbastanza serena. Sto ricominciando a leggere i blog amici, anche se ancora non ho lasciato commenti. Però penso ... penso che io di cose interessanti da scrivere nel blog non ne ho perché non faccio mai nulla di interessante, anzi diciamo proprio che non faccio quasi mai nulla oltre alla mia solita vita di cui ho scritto nel messaggio. Potrei scrivere dei libri che leggo, dei film che vedo, oppure di politica, di attualità, dei tanti temi di cui mi interesso, ma è troppo faticoso, richiederebbe dei post troppo lunghi ed impegnativi per la mia testa “stanca” che tanto fatica a concentrarsi. E allora passo ... passo la parola a chi ha più testa e cultura di me, a chi vive una vita ricca, in tutti i sensi, ed ha tanto da raccontare. Ecco perché divento una guardona. E oggi penso questo, che è un circolo vizioso da cui non riesco ad uscire.


